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“URBAN”
di Autori Vari / Edizione GRAFFITI
La ricerca intrapresa dalla Graffiti ha affrontato lo stretto quanto imprescindibile rapporto esistente tra l’uomo e l’ambiente dove vive, dove lavora, dove cerca casa, dove cresce la sua famiglia, e dunque anche il rapporto con tutta quella serie di servizi di cui non può fare a meno e che ogni città urbanizzata dovrebbe puntualmente poter offrire. Il lavoro che ne è seguito è uno sguardo che registra i molti e differenti aspetti del vivere in una metropoli più o meno estesa.
Immagini che mostrano l’essenza della città, un soggetto complesso, dalle molte sfaccettature: strade, edifici, veicoli, uffici, ma anche lo scorrere della vita, la relazione tra le strutture e le persone vero focus del libro, sia nel ricco e progredito nord dove è la modernità a prevalere, sia che si tratti di una megalopoli di molti milioni di abitanti, dove è proprio il peso della enorme quantità di persone che la vivono a determinarne un’urbanizzazione sconsiderata, ma uno sguardo è stato rivolto anche alle città del così detto quarto mondo, dove è la povertà a produrre, potremmo definirla, una non-urbanizzazione e la mancanza dei più elementari servizi, ma solo una mera sopravvivenza complice l’assenza a vario titolo, di politiche adeguate.
La città è in continua trasformazione. Nello stesso preciso istante in un quartiere si costruisce mentre da altre parti si sta demolendo un edificio, una vecchia fabbrica, dei silos arrugginiti. Cantieri aperti per qualcosa che potrebbe restare incompiuto, è già successo, nel migliore dei casi alla ricerca di miglioramento, quando non per solo speculazione. Chi ha il compito di documentarla, non ha mai la sensazione di una città definitiva perché tutto ciò che viene costruito prima o poi sarà demolito. Si demolisce e poi si ricostruisce nella convinzione di risolvere problemi di spazio, di viabilità o di estetica, in alcuni casi per abbellire lo Skyline, come affermava il noto fotografo canadese, Norman Snyder che nelle sue riflessioni, mentre cercava di documentare New York, si poneva il quesito: costruire edifici sempre più alti fa dell’uomo un essere più civilizzato? Inoculando questo dubbio in tutti noi.
I nuovi quartieri avanzano confrontandosi o meglio sarebbe dire scontrandosi con l’esigenza di spazi verdi di cui abbiamo bisogno. L’evolversi dei materiali da costruzione, dal calcestruzzo, al cemento armato, al ferro, all’acciaio e al vetro dei moderni edifici, mutano i nostri orizzonti e spesso dividono nettamente le città. I nuovi mezzi di trasporto individuali poi, da alcuni anni in commercio, biciclette motorizzate, monopattini elettrici, i vari servizi di car-sharing, e l’abitudine sempre maggiore di acquisti online perfino di cibo, hanno generato nuove forme di lavoro, purtroppo assai precario, che irrompono nella quotidianità inondando, in maniera caotica le strade, incrementano le doppie file, occupando spesso anche i marciapiedi, passi carrabili, piste ciclabili, scompaginando la normale viabilità.
Dalla mobilità alla scuola, dalla sanità allo svago, una metropoli urbanizzata dovrebbe essere in grado di soddisfare tutte quelle esigenze primarie che una moderna città deve poter offrire, tenendo bene a mente che per città s’intende in genere un gruppo piuttosto ampio di individui, insediati stabilmente in un determinato territorio, non più stretto dentro mura di cinta come succedeva fino al medioevo. Con l’industrializzazione le città si sono espanse da un centro protetto e ben organizzato verso l’esterno divenuto subito periferia e sinonimo di degrado.
L’urbanesimo è il processo mediante il quale si è in un luogo definito “città” dove si acquisiscono anche comportamenti riconosciuti come urbani, civili, per permettere ad un numero sempre maggiore di persone, di poter vivere e socializzare in sicurezza e serenità. Oggi però, purtroppo, analizzando i tratti distintivi dei normali comportamenti delle persone che vivono la città e il senso civico del vivere, molti di essi sono decisamente di segno negativo e rendono assai difficile una tranquilla convivenza sociale. I valori che in altra epoca erano il collante del vivere, primo tra tutti l’educazione, ai nostri giorni, in questo contesto storico,in una società evoluta, sfilacciata nel suo tessuto sociale, sono spesso sostituiti da comportamenti che potremmo definire opposti, aggressivi, che generano tensione, isolamento, anonimato, quando non sfociano in vera e propria violenza, complice la forte spinta individualista, dovuta a numerosi fattori, che si è registrata negli ultimi venti anni.
Non esiste quasi più l’antica funzione della piazza, intesa come luogo di aggregazione, di scambio di idee, di progettualità, di vicinanza. Raro anche il rapporto tra vicini di casa, spesso non si va oltre un frettoloso “buon giorno e buona sera” o le classiche discussioni alle assemblee condominiali. Anche l’urbanizzazione poi ha disatteso le sue principali funzioni. I soggetti che risiedono nelle città moderne sono sottoposti ogni giorno a vari tipi di stress: traffico, inquinamento, scarsa manutenzione delle strade, sevizi pubblici non adeguati alle richieste. Tutto ciò genera un atteggiamento spesso di indifferenza nei confronti dell’altro, prevale l’individualismo e l’esigenza personale, ci si ferma sempre più raramente ad aiutare chi è in difficoltà, anche solo ad assistere un anziano ad attraversare la strada o a cedere un posto a sedere sul mezzo pubblico. Così rivolti su noi stessi non ricordiamo che fino a qualche tempo fa i contatti tra persone erano di carattere più amichevole.
La città è la sede privilegiata per le attività economiche che producono beni ed erogano servizi. È anche la sede principale o secondaria delle attività politiche che ne determinano in grande misura il funzionamento e la divisione della società in classi e quella territoriale: centro e periferie. Anche il rapporto con l’ambiente e la sfera ecologica è strettamente collegato alla politica in quanto dipende quasi esclusivamente dalle sue scelte. Così come la vocazione culturale. La città dovrebbe essere un luogo di incontro, di scambio, di confronto e di convivenza tra culture e stili di vita differenti dei diversi gruppi sociali, etnici e religiosi che la abitano. È il luogo dove sono maggiori le opportunità di accrescimento personale di ricchezza e di potere. Ma è anche un luogo dove più emerge la competizione. Le persone sono spinte soprattutto dai mass media, specie dalla pubblicità, a trasformarsi da cittadini in consumatori seriali, generando frustrazioni, che spesso tendono ad accentuare i contrasti specie tra chi si ritiene abitante legittimo e chi invece è giunto da altri “luoghi”.
La ricerca di Graffiti che ne è scaturita, frutto del lavoro di trentaquattro fotografi con sensibilità, visione, percezione differenti, non può avere la pretesa di essere esaustiva tantomeno di aver potuto cogliere e sottolineare tutti gli aspetti, negativi o positivi, del vivere in un ambiente antropizzato, nel gergo comune definito “ambiente urbano”, la città. Bisogna però tenere bene a mente che l’immagine fotografica è la visione assolutamente personale del fotografo, condizionata dall’esperienza, dall’emozione, dal suo individuale modo di vedere, capire, giudicare, dallo stato d’animo al momento dello scatto che condiziona anche il punto di presa e determina quindi la porzione di realtà che andrà a mostrare, che inevitabilmente ne annullerà un’altra e che inoltre non esistono rigide leggi universali che regolano la gestazione di un’immagine.
Uno studio serio e completo dell’ambiente urbano avrebbe bisogno di essere analizzato non solo fotograficamente ma in tutte le sue componenti. Solo prendendo in esame le scienze sociologiche dovremmo scomodare: l’antropologia, l’etnografia, la psicologia sociale, la psicologia ambientale, l’ecologia, la demografia e quindi anche la geografia, la sociologia del territorio, l’urbanistica, l’architettura. Ma anche l’economia, il diritto, le scienze politiche e amministrative e inoltre la storia, la semiotica, e l’informatica. Tutte queste materie rientrerebbero a pieno titolo in un piano di studi che voglia occuparsi seriamente e in maniera esaustiva dell’ambiente urbano: la città e chi la abita.
L’urbanizzazione, come ci insegna Alfredo Mela, ordinario di Sociologia dell’ambiente e del territorio, è infatti la rappresentazione dell’organizzazione sociale di una città, è la principale fonte di innovazione e il luogo dell’osservazione dell’evoluzione sociale.
La città moderna, ad esempio, molto spesso è soggetta ad un sovraffollamento di utilizzatori: residenti, lavoratori, pendolari, immigrati, turisti, ecc. e le conseguenze sono spesso negative. Generano disagio, insicurezza, problemi di ordine pubblico, di smaltimento rifiuti, in alcuni casi di cattive condizioni igieniche, di traffico, di inquinamento, quindi aumento della devianza e dell’aggressività e della povertà.
Solo un esempio di ciò che si potrebbe fare: Vincente Guallart, urbanista e ricercatore spagnolo, uno degli esperti mondiali di sviluppo urbano ecologico, ci mostra come in risposta a queste criticità la città di Barcellona sta lavorando da alcuni anni ad un progetto che appare alquanto utopico se guardato qui, da Roma. Si sta pianificando “la costruzione di una città autosufficiente, formata da quartieri produttivi, a velocità umana, all’interno di una città intelligente a zero emissioni”.
Il progetto si propone di apportare quelle modifiche, oramai ineludibili, che sono il lascito dell’era industriale, città che per vivere sono costrette ad importare beni e generano rifiuti, hanno quartieri separati, alcuni prevalentemente destinati al lavoro altri dormitorio. La città del futuro non dovrebbe più avere un centro ricco e una periferia povera, ma dovrà essere una metropoli fatta di quartieri interconnessi. Non dovrebbe più essere solo luogo di isolamento individuale e di scelte urbanistico-organizzative piovute dall’alto, ma dovrebbe divenire luogo di opportunità, di esperimenti sociali, di un possibile rilancio di una partecipazione reale alla vita delle comunità che la vivono. Una città con un obiettivo duplice, economico e sociale, in cui le persone sono al centro del progetto. Infatti solo la partecipazione dei cittadini alle principali decisioni urbanistiche può diventare un antidoto alla perdita di fiducia nella democrazia rappresentativa.
Nonostante l’enorme complessità del tema trattato, la “lettura” di questo libro e l’attenta visione delle molte immagini che lo compongono, potrà aiutare a far emergere e sottolineare alcuni importanti aspetti della realtà urbana e del suo vivere. Non solo quella che conosciamo e viviamo giornalmente, ma offre anche uno sguardo ad altre urbanizzazioni, quelle di alcuni altri paesi, mostrandone le caratteristiche differenti certamente più afferenti alla cultura di appartenenza di quelle popolazioni, e essere, lo speriamo, di stimolo alla ricerca di una “urbanizzazione ideale”.
Gianni Pinnizzotto
Autori:
Eleonora Antonini, Elena Becchetti, Sabrina Bellacci, Luciano Cantarini, Paolo Carbone, Armando Casali, Marina Cerbo, Francesco De Quattro, Daniela Del Naja, Fulvio Delli, Fabrizio Di Santo, Piero Emili, Marika Ferrari-Meyer, Roberto Francini, Matteo Frasca, Patrizia Gravina, Massimo Iannuccelli, Tianzhao Li, Sandro Lombardo, Antonio Mazzarella, Eva Mezzacapo, Roberta Micagli, Alessandra Modesti, Emiliano Pinnizzotto, Laura Porcarelli, Andrea Riberti, Roberto Rinaldi, Manuel Roma, Adriano Romani, Marco Rossi, Gianfranco Talarico, Roberto Ventura, Giancarlo Zano, Sabrina Zimmitti
Art Director: Gianni Pinnizzotto
Graphic Art Designer: Emiliano Pinnizzotto © 2023
Translation by Liz Bevan
Edizione: Graffiti 2023/2024
Collaboration: Eva Mezzacapo
Formato: 30×28 cm
Pagine: 204 – Foto: 201 bianco/nero e colori
ISBN: 9788899636340
Costo: Euro 25,00
Edizione a tiratura Limitata (500 copie)
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